Gianni Rivera, Personaggio e Mito Azzurro

La vittoria a EURO 1968, la Partita del Secondo all'Atzeca e la staffetta con Sandro Mazzola

18 agosto 2026 12:53
Gianni Rivera, Personaggio e Mito Azzurro -
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Una delle Leggende azzurre i tutti i tempi, Gianni Rivera, taglia oggi il traguardo degli 83 anni. Rapporto agrodolce con l'Azzurro, con la vittoria a Euro 1968 e la partecipazione alla Partita del Secolo Italia-Germania 4-3

Giovanni Rivera, detto Gianni (Alessandria, 18 agosto 1943), è un ex calciatore e politico italiano, di ruolo centrocampista. Con la nazionale italiana è stato campione d'Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970.

Pallone d'oro nel 1969, è considerato uno dei migliori giocatori italiani di sempre e uno tra i più grandi della storia del calcio. Esordì in Serie A a quindici anni con la maglia dell'Alessandria; col Milan, nel quale militò per diciannove stagioni (dodici da capitano), fu tre volte campione italiano, due volte europeo e una volta intercontinentale. 11º per numero di presenze in Serie A (527), con 128 reti è il centrocampista più prolifico nella storia della massima serie.

Tra il 1962 e il 1974 ha fatto parte della nazionale italiana, totalizzando 60 presenze e 14 reti; i quattro campionati del mondo disputati lo pongono al secondo posto – alle spalle di Gianluigi Buffon – tra i giocatori italiani con più partecipazioni alla competizione iridata, a pari merito con Enrico Albertosi, Giuseppe Bergomi, Fabio Cannavaro, Paolo Maldini e Dino Zoff.

Occupa la 19ª posizione, primo degli italiani, nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla IFFHS nel 2000. Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, lista dei 125 più grandi giocatori viventi compilata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione; nello stesso anno è risultato 35º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti. Nel 2013 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano[6] e nel 2015 è stato tra i primi cento atleti selezionati dal CONI per la Walk of Fame dello sport italiano.

LA STORIA CON LA NAZIONALE AZZURRA:

Rivera debuttò con la maglia della nazionale giovanile il 9 marzo 1960, in una gara amichevole contro la Svizzera; la partita, che anticipava di pochi mesi le Olimpiadi di Roma, terminò 4-1. Rivera impressionò favorevolmente e segnò due reti, come l'altro esordiente Bulgarelli.

Disputò altre otto partite (tra cui quelle olimpiche) e ancora un'altra nella formazione B prima di debuttare ufficialmente con la nazionale il 13 maggio 1962, a 18 anni, in un'amichevole contro il Belgio, vinta a Bruxelles per 3-1. Collezionò in totale 60 presenze, quattro delle quali da capitano.

Il suo rapporto con la nazionale fu turbolento; al campionato del mondo 1962 disputò solamente la partita inaugurale contro la Germania Ovest. Con l'avvento di Edmondo Fabbri come commissario unico e la messa in disparte degli oriundi giocò con più regolarità, "quasi ininterrottamente», «nei ruoli di mezzala, prevalentemente sinistra"; per Enzo Sasso «fornì il suo capolavoro a Milano contro il Brasile [12 maggio 1963]" ed ebbe "una prodigiosa impennata a Roma contro la Polonia, subito soffocata da una ventata di violentissime polemiche culminate nel dualismo con Corso e nella brutta partita di Parigi [19 marzo 1966]". Dopo la partita con la Polonia si era «ribellato al catenaccio» con «dichiarazioni vivaci e violente» che per la stampa «deliberatamente costrinsero Fabbri a schierarsi contro quel modulo di gioco»; al campionato del mondo 1966 la nazionale incappò nella storica sconfitta contro la Corea del Nord e Rivera, rientrando marginalmente nelle tattiche impostate dal successore di Fabbri, Ferruccio Valcareggi, giocò con meno regolarità: infortunato, non disputò la finale del vittorioso campionato d'Europa 1968.

Al campionato del mondo 1970 risale un celebre dualismo con Sandro Mazzola, che caratterizzò il percorso della spedizione azzurra e che culminò nel suo tardivo ingresso in finale, giunto a sei minuti dal termine quando il risultato era ormai favorevole al Brasile. Rivera era stato peraltro uno dei protagonisti della storica semifinale contro la Germania Ovest, terminata ai tempi supplementari e ricordata dai media come "Partita del secolo": responsabile del gol del 3-3 tedesco per non aver coperto adeguatamente il palo, segnò dopo appena 66" il definitivo 4-3 dopo una veloce azione corale. Dell'errore sul 3-3 ricordò: "Potevo prenderla solo con le mani, è vietato, ho provato con le anche, è andata male, è stato un contropiede involontario, poi sono ripartito per un contropiede volontario e ho segnato".

Rivera ricevuto dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat in occasione della vittoria al campionato europeo nel 1968 coi compagni di squadra Prati, Riva e Anastasi.

Il 14 novembre 1973 Rivera prese parte alla prima vittoria degli azzurri in casa dell'Inghilterra; l'anno successivo disputò la sua ultima gara in nazionale, al campionato del mondo 1974, contro l'Argentina, venendo nuovamente escluso da Valcareggi nello scontro poi decisivo per l'eliminazione contro la Polonia.

I MONDIALI DEL 1970 e LA STAFFETTA CON MAZZOLA:

Rivera in maglia azzurra, negli anni 1970, assieme a Sandro Mazzola, con cui diede vita alla famosa "staffetta" voluta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi

In occasione dei Mondiali messicani del 1970, la critica tornò a dividersi su Rivera; si espresse Brera: "Come l'effigie di Garibaldi non basta a vincere le battaglie, così impostare la squadra sui beniamini delle mamme non basta a vincere le partite". Ha scritto Carlo Caliceti che "per i difensivisti la Nazionale non poteva prescindere dal lavoro di cucitura di Sandro Mazzola" tra difesa e attacco; di quest'idea era, secondo Rivera, anche il capodelegazione FIGC Walter Mandelli, il quale avrebbe fatto pressioni sul commissario tecnico Valcareggi per non schierare il milanista tra i titolari. Escluso il suo gregario Lodetti dai convocati e compreso che avrebbe saltato la prima partita contro la Svezia, Rivera ricevette i giornalisti e si sfogò. "Può darsi mi abbiano messo apposta in questa condizione, - dichiarò - non facendomi giocare fra i titolari nella partita di mercoledì per provocarmi, per farmi parlare e giustificare la mia esclusione con i motivi disciplinari. Ma non è questo il modo di agire, preferisco che le cose mi vengano dette in faccia". La circostanza secondo cui sia stato convinto da Rocco e da Artemio Franchi, chiamati in Messico a mediare, a non abbandonare il ritiro  è stata smentita dallo stesso Rivera: "Vi era il pericolo che potessero loro mandarmi via, che è un'altra cosa. Ma io non avevo mai pensato di chiedere di tornare in Italia".

Poiché indisposto, non partì tra i titolari neppure nelle successive due gare contro Uruguay e Israele, terminate 0-0. La sterilità offensiva indusse finalmente Valcareggi a tentare la cosiddetta "staffetta", le cui motivazioni tattiche sono state spiegate da Mario Sconcerti: "Valcareggi ha dieci ruoli rigidamente assegnati, dieci titolari inamovibili più due fuoriclasse per un unico ruolo. Sandro Mazzola e Gianni Rivera sono diversi e simili, uno più offensivo, l'altro più rotondo, più giocatore, ma [...] pesano sulla squadra come terzi attaccanti. Non solo la loro presenza va coperta a centrocampo, ma è impossibile possano giocare insieme. [...] Valcareggi sceglie la staffetta, fa giocare un tempo a Mazzola e uno a Rivera. [...] Avere due giocatori del genere che si interscambiano crea sul campo problemi agli avversari. È una soluzione storta, ma regge". Anche i calciatori finirono per dividersi: il blocco difensivo, composto peraltro da calciatori dell'Inter, premeva per Mazzola che gli garantiva un lavoro meno gravoso in copertura, gli attaccanti Riva e Boninsegna per il milanista, migliore in rifinitura. Poiché la semifinale contro la Germania Ovest aveva "mostrato che la presenza di Rivera allungava pericolosamente la squadra", Valcareggi optò per Mazzola in finale, annullando la staffetta e inserendo Rivera all'84', al posto dell'attaccante Boninsegna, a gara ormai compromessa; il commissario tecnico tentò di giustificarsi: "Ho rinviato di minuto in minuto l'inserimento di Rivera perché avevo non solo Bertini con un leggero stiramento inguinale, ma anche Cera che stava male, e mi sembrava mancasse più tempo alla fine". Da questo, per Foot, "derivò l'ostile accoglienza tributata alla squadra" al ritorno in Patria, «con molti tifosi che esposero striscioni con la scritta: "Viva Rivera"»

ANCHE L'ESPERIENZA DA DIRIGENTE IN FIGC:

Nel 2010 fu chiamato dal presidente Giancarlo Abete come presidente del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC; successe all'ex compagno di squadra Massimo Giacomini. In questo ruolo introdusse l'autoarbitraggio nelle partite dei Pulcini, con l'«idea di insegnare già ai bambini il rispetto delle regole». Nel 2013 passò alla guida del Settore Tecnico di Coverciano.

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