Gianni Petrucci: "Malagò ideale per guidare il calcio"

L'attuale presidente FIP ha parlato anche delle scelte di Mancini e Bianchedi

19 agosto 2026 12:58
Gianni Petrucci: "Malagò ideale per guidare il calcio" - FIGC
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Gianni Petrucci, già presidente CONI, segretario generale della FIGC e commissario straordinario della Federcalcio, ha parlato a QS sulle ultime vicende della nuova gestione Malagò:

"Io sono amico della famiglia Malagò da una vita, quando ero vicepresidente della Roma, dopo di me arrivò come vicepresidente Vincenzo Malagò, il padre. Giovanni è l’uomo ideale per guidare il calcio. Sono d’accordo con la scelta di Mancini, che diritto hanno i club di dire se sono d’accordo o no? Se eleggi Malagò devi accettare le scelte di Malagò. I presidenti federali di calcio e basket possono agire individualmente su due punti, la scelta del commissario tecnico e del segretario generale. Giovanni ha ritenuto in quel momento che con Maldini potesse esserci un dialogo diverso, così non è stato, ma questi non sono errori. Tutti bravi a dire che Mancini ha tradito per i soldi: lui ha vinto, gli altri no, allora Mancini va bene".

Su Claudio Ranieri: "Non c’è una persona che nella vita mi abbia mai parlato male di lui. È un uomo normale e per bene".

Sulla scelta di Diana Bianchedi come capo delegazione: "In giunta ho detto che il presidente del CONI ha il diritto di nominare il vicepresidente Vicario, ritengo che Buonfiglio abbia la facoltà di decidere sulla Bianchedi. Non so come finirà, spero in modo pacifico, ma la decisione spetta a Buonfiglio. Stimo Diana, sono stato il primo a sceglierla come vice quando ero al CONI. Il calcio non è più l’ambiente maschilista di una volta. Ma Malagò ha appoggiato Buonfiglio, non possiamo cambiare idea dopo un anno".

Petrucci, ma siamo davvero così scarsi nel calcio? "Ma no. Bastava segnare un rigore in più, non l’ha mica sbagliato Gravina. Non si giudica neanche un presidente, da un calcio di rigore, per dirla con De Gregori. Il mondo è cambiato, ci sono nazioni che una volta non conoscevamo neanche, come il Sud Sudan nel basket. Bisogna prenderne atto".

Sui ragazzi di seconda generazione: "Ormai è una realtà, non ci stupiamo più, all’inizio ci dicevano: quei paesi hanno il vantaggio delle colonie. Oggi non è più così, prendiamo atto della realtà, lo sport sta cambiando".

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